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Filosofia | Inspiration

Inspiration - E se fosse meglio dimenticare?

2026-01-06        
   

Nella mitologia greca, la Memoria è una dea, Mnemosyne, figlia di Gaia, la Terra, prima dea apparsa alle origini del mondo, e di Ouranos, il cielo; nasce quindi quasi all’inizio della Creazione... Per quanto riguarda la parola «memoria» stessa, si tratta della parola mnèmè, che in italiano ha dato origine a «mnemonico» o «amnesia» (assenza di memoria). Questa radice si ritrova anche nella parola latina mens «intelligenza» (da cui mentale, mentalità...), in matematica, ma anche nella nostra amnistia, nelle nostre manie (dal greco mania, «follia») o nelle nostre attività divinatorie (necromanzia, chiromanzia...), infine, nei nostri automi («che agiscono di propria iniziativa»)[1] . La radice di tutti questi derivati? Il nome greco mens, che significa nientemeno che: «anima, principio di vita, principio di volontà»[2]! Ciò dimostra quanto la memoria sia fondamentale e costitutiva del nostro essere e della nostra esperienza.

Eppure, questa memoria, così fondamentale, a volte è fastidiosa: ci sono alcuni ricordi che preferiremmo dimenticare. Che ci mettono in imbarazzo. O che ci opprimono e ci ostacolano. La soluzione non sarebbe forse quella di poterli dimenticare? Di poterli riporre in una piccola scatola degli «argomenti imbarazzanti» chiusa a chiave e che non apriremmo mai più? È ciò che pensa, ad esempio, il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche quando scrive che l’oblio rappresenta l’adempimento di una funzione vitale: «Ogni atto richiede l’oblio, così come la vita degli esseri organici richiede non solo la luce ma anche l’oscurità»[3], precisando altrove che l’oblio «è piuttosto un potere attivo, una facoltà di inibizione nel vero senso della parola»[4]. Jean-Paul Sartre va oltre. Per lui, il passato è uno strumento per il mio futuro, quindi sta a me decidere cosa farne: «L’unica forza del passato gli viene dal futuro: in qualunque modo io viva o apprezzi il mio passato, posso farlo solo alla luce di un mio progetto sul futuro.»[5]

Tuttavia, ciò che rende questo ricordo fastidioso sono forse gli elementi che ignoriamo. In Dianetics: Il potere della mente sul corpo, il filosofo L. Ron Hubbard distingue la mente analitica, quella dei ricordi coscienti, dalla mente reattiva, una mente molto antica, che risale alle origini della specie umana, e che si attiva in momenti di forte stress, guidando poi l’essere umano attraverso movimenti di tipo eccitazione-riflesso: «Si è scoperto che la fonte dell’aberrazione consiste in un sub-mente fino ad allora insospettabile, che si trova, insieme a tutte le sue registrazioni, al di sotto di ciò che l’uomo considera essere la sua mente “conscia”. In Dianetics, il concetto di mente inconscia è sostituito dalla scoperta che la mente “inconscia” è l’unica che rimane sempre cosciente. Questo subconscio è chiamato in Dianetica mente reattiva. Residuo di una fase antica dell’evoluzione dell’uomo, la mente reattiva possiede forza e potere di comando a livello cellulare. Non “ricorda”, registra e utilizza le sue registrazioni solo per produrre un’azione. Non “pensa”, seleziona le registrazioni e le impone alla mente “conscia” e al corpo senza che l’individuo ne sia consapevole o dia il suo consenso. L’unica informazione che l’individuo possiede di tale azione è la sua percezione occasionale di non agire in modo razionale in un campo o in un altro e di non riuscire a capirne il motivo.»[6]

È forse questa parte inconscia che continua a caricare di paura e disperazione i nostri ricordi peggiori, impedendoci di guardarli per quello che sono, ovvero esperienze di una vita che continua ad andare avanti: «Le forze ostili dell’ambiente esterno vengono così introdotte nell’individuo stesso senza che egli ne sia consapevole o lo acconsenta. Esse creano lì un mondo di forze rivolte non solo contro il mondo esterno, ma anche contro l’individuo stesso. È ciò che è stato fatto all’individuo che provoca l’aberrazione, non ciò che l’individuo ha fatto.»[7] Lungi dall’essere un approccio volto all’oblio, la Dianetica permette forse di aprire questo scrigno di ricordi scomodi e di comprenderlo finalmente, tanto che «la memoria integrale [è] apparentemente sinonimo di totale salute mentale».[8]

© 2025 L. Ron Hubbard Library. Tutti i diritti di riproduzione e adattamento riservati. Ringraziamo la L. Ron Hubbard Library per il permesso di riprodurre estratti delle opere di L. Ron Hubbard protette da copyright.

 

[1] Fonte: Collatinus-Web https://outils.biblissima.fr/fr/collatinus-web/. Vedi: Enciclopedia-dell’-Arte-Antica Treccani : https://www.treccani.it/enciclopedia/mens_(Enciclopedia-dell'-Arte-Antica)/.

[2] Vedi: «mens» o «nous» Dizzionario Treccani : https://www.treccani.it/enciclopedia/nous_(Dizionario-di-filosofia)/.

[3] F. Nietzsche, Considerazioni intellettuali, traduzione di Sossio Giametta, ed. Adelphi, 1974.

[4] F. Nietzsche, La genealogia della morale, traduzione Giorgio Colli e Mazzino Montinari, ed. Adelphi, 1977.

[5] J.-P. Sartre, L’essere e il nulla, traduzione Giuseppe Del Bo, ed. Il Saggiatore, 1964.

[6] L. Ron Hubbard, La Dianetica, il potere del pensiero sul corpo, 1950, ed. New Era Publications, 2007, «Riassunto», p. iv.

[7] Ibidem, p. v.

[8] L. Ron Hubbard, Dianetics: La forza del pensiero sul corpo, 1950, ed. New Era Publications, 2007, p. 431.

 

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